Il nostro Paese, si sa, è conservatore ed è meno recettivo alle innovazioni tecnologiche rispetto ad altre nazioni. Anche Internet ha preso piede lentamente e, in confronto al resto dell’Occidente, abbiamo tardato.

Ma anche l’Italia si può definire a tutti gli effetti un Paese on-line: secondo le statistiche, quaranta milioni di cittadini si connettono al world wide web in modo regolare, equesta tendenza sta addirittura crescendo di cinque punti percentuali per anno.

Un importante contributo a questo trend va attribuito ai dispositivi mobili: nel nostro Paese, nove milioni e mezzo di persone sono proprietarie e utenti di un tablet e addirittura ventisei milioni e mezzo hanno uno smartphone con connessione internet.

Tra gli utenti più accaniti di devices mobili troviamo i cosiddetti Millennials, cioè coloro che sono nati tra il 1980 e il 1995: a questi utenti piace meno navigare dal computer fisso, che è un investimento che molte famiglie hanno ormai eliminato, sostituendolo con dei computer portatili, più accessibili come costo e sicuramente più comodi dal punto di vista “logistico”.

Ciò che è certo è che le informazioni si ricercano su Internet: l’istinto del consumatore medio, in caso di necessità, curiosità appaga il suo bisogno di conoscenza ricorrendo alla rete. In questa lotta per l’attenzione, dove tutte le aziende mettono online e in bella mostra i propri servizi/prodotti, si rivela vincitore solo chi riesce a rendersi contemporaneamente attraente, comprensibile e accessibile. Pur sembrando intuitivi, questi tre concetti molto raramente convivono felicemente all’interno dello stesso dominio.

Internet pullula di siti animati e accattivanti ma povero di contenuti, oppure al contrario completi ed esaustivi ma impossibili da esplorare: se la rete è un problem solver, è legittimo aspettarsi di trovare risposte alle proprie domande, rapidamente e senza uno sforzo investigativo ingiustificato.

Il consumatore, insomma, è poco paziente e il destino di chi non sa mettersi alla sua portata è quello di sparire dal mercato.

Un buon esemplare di business che ha trovato nel web la sua ragion d’essere e la sua chiave di espansione è Bakeca, uno dei primi portali di annunci italiani (ricerca della casa, offerte di lavoro, auto usate), fondato nel 2005 e attualmente visitato da oltre 300.000 utenti al giorno. L’azienda ha colto al balzo l’occasione del decimo compleanno per rilanciare il proprio sito in una nuova versione più mobile-oriented.

Se sul fronte estetico il cambiamento è impercettibile (il suo layout minimal e i colori istituzionali non sono stati modificati), su quello pratico è stato ripensato e snellito il percorso con cui l’utente compie le sue ricerche e le targettizza all’area geografica di suo interesse. Anche gli inserzionisti, ovvero chi produce e pubblica un annuncio, potranno beneficiare di diversi miglioramenti e generare così delle inserzioni più ricche e complete.

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Giorgio Perillo
Giornalista pubblicista. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università Federico II di Napoli. WordPress Specialist e SEO Junior. CEO di MenteInformatica.it